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Il numero unico di emergenza europeo 112 e la sua applicazione in Italia. Intervista al dottor Cipolotti: 28 Mar. 2021

da: www.bellunopress.it - 28/03/2021

Del numero unico di emergenza europeo 112 si è interessata in questi ultimi giorni la politica regionale. Sul tema, abbiamo interpellato un esperto, il dottor Giovanni Cipolotti, medico rianimatore, anestesista, già responsabile del Suem 118 di Verona, Treviso e Belluno.

Dottor Cipolotti, come nasce e cos’è il 112?

“Dopo una decisione della CEE del 1991 in cui, in ambito comunitario, veniva adottato il 112 come numero unico di Emergenza, nel 2002 la Comunità Europea ha approvato una apposita direttiva, che prevedeva che tutti i cittadini europei potessero accedere a questo servizio, in tutti i paesi della CEE”.

Come si era organizzata, sino ad allora, l’Italia per la ricezione delle chiamate di emergenza e soccorso?

“Nel nostro Paese, il primo numero di emergenza, che è stato istituito nel 1968, è stato il 113 (Soccorso Pubblico di Emergenza), attestato presso le Questure ed i Commissariati di Polizia, seguito dal 112, gestito dall’Arma dei Carabinieri, dal 115, per richiedere il soccorso tecnico alle Centrali Operative provinciali dei Vigili del Fuoco, e dal 118, numero dedicato alle richieste di urgenza- emergenza sanitaria”.

Qual è stato lo sviluppo delle Centrali Operative del 118 nel nostro Paese?

“Dalla metà degli anni ’80 molte Regioni italiane hanno cominciato a pianificare l’organizzazione di Centrali operative provinciali a cui venivano inoltrate le richieste di soccorso sanitario, superando i numerosi numeri allora presenti, e utilizzando il personale infermieristico, cui era dato il compito di raccogliere le chiamate, decidere la gravità, ed inviare il mezzo e l’equipaggio più adeguato. Tale modello ha permesso di considerare la persona colpita da una malattia o infortunio come “paziente” non nel momento in cui entrava in ospedale, ma quando effettuava la chiamata al 118. In questo modo sono stati ridotti i tempi di intervento e sono state migliorate le modalità di soccorso. Allo stato attuale, e dopo oltre 30 anni dalla nascita del 118, la diffusa conoscenza della popolazione per l’utilizzo di questo numero, e la professionalità degli operatori laici e professionali che operano nell’ambito del Sistema di emergenza, hanno reso la rete dei soccorsi nel nostro Paese efficiente ed efficace”.

Come si sta integrando il numero unico europeo 112 con la rete dei numeri di emergenza in Italia?<>/p>

“In alcune Regioni italiane (Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Piemonte, Sicilia, Valle d’Aosta, provincie Autonome e Trento e Bolzano, Marche, Umbria) sono state create delle Centrali operative 112 di primo livello (NUE 112), cui sono stati fatti afferire i numeri di emergenza in uso (113,115,118). In queste strutture opera personale laico addestrato che risponde alla chiamata, stabilisce le necessità di intervento dei vari enti, ed inoltra i dati, in tempo reale e per via informatica, alle Centrali operative di 2° livello delle Forze di Polizia, Vigili del Fuoco e Soccorso sanitario. Per identificare la posizione dell’utente che chiama, si utilizza il collegamento con un Centro interforze in grado di localizzare il numero di telefono fisso o mobile. Successivamente, la chiamata inoltrata alla Centrale operativa di 2° livello permette all’operatore professionale di identificare le necessità, ed inviare i mezzi e gli equipaggi più adeguati”.

Quali sono i vantaggi della creazione di Centrali operative NUE 112 in Italia in ambito sanitario?

“La centralizzazione delle chiamate ha permesso, nelle realtà in cui è stata applicata, di ridurre il numero delle Centrali operative provinciali del 118, garantendo uniformità tecnologica e procedure comuni nella gestione della telefonata. Inoltre, la trasmissione simultanea della scheda dei dati di intervento e la identificazione della posizione dell’utente facilità la localizzazione dell’evento. Inoltre, con il trasferimento automatico alle centrali operative del NUE 112 dei vecchi numeri per le richieste di soccorso, è stato ridotto il numero di false chiamate”.

Ci sono dei problemi che si sono evidenziati nell’applicazione del modello NUE 112 in Italia?

“A fronte dei vantaggi descritti, nell’applicazione del modello di un numero unico dell’emergenza bisogna considerare le criticità che, in questi anni di implementazione del modello, si sono evidenziate: – la chiamata viene prima raccolta da un operatore “laico” e poi, per le chiamate sanitarie, trasferita ad un professionista (infermiere 118); questo modello, in taluni casi, può allungare i tempi di ricezione, e quindi di soccorso; – l’accentramento di tutte le richieste ad un unico numero, senza prevedere un sistema di “trabocco” (trasferimento automatico) delle telefonate ad una altra struttura operativa, può determinare il sovraccarico del 112: questo avviene, ad esempio, in caso di eventi atmosferici avversi, per cui i tempi di risposta, a causa dell’impegno degli operatori e del sovraccarico delle linee, si allungano significativamente, determinando potenziali e gravi ritardi negli interventi di soccorso sanitario; – la localizzazione della telefonata attraverso cellulare avviene tramite un calcolo della posizione, effettuata attraverso la ricezione del segnale da più ripetitori; questa determinazione è precisa in ambito urbano o nelle zone in cui la copertura del segnale è buona, ma poco precisa in area poco antropizzate o remote; – una localizzazione attendibile potrebbe avvenire solo con l’estrazione delle coordinate geografiche dall’apparato utilizzato per la chiamata, fatto attualmente non applicabile durante la telefonata (non tecnicamente, ma per problemi di privacy); a tale inconveniente hanno cercato di ovviare alcune Regioni, che hanno creato un’applicazione per telefoni mobili, gratuita, attraverso la quale l’utente può inviare una richiesta di soccorso, con le coordinate precise del posto in cui si trova; – pur permanendo attive, in alcune zone del nostro paese, le Centrali operative del 115 (Vigili del Fuoco), e 118 (emergenza Sanitaria), i costruttori dei telefoni cellulari hanno implementato i dispositivi in modo che essi chiamano, in caso di mancata copertura o in assenza di credito telefonico, solo il 112, che pertanto ha visto, negli ultimi anni, crescere esponenzialmente le richieste pervenute, anche se il sistema regionale non era stato convertito al modello delle Centrali Uniche del 112.

E’ opportuno sottolineare, comunque, che il sistema attualmente presente in Veneto garantisce una corretta ricezione delle chiamate di soccorso, anche grazie alla diffusa conoscenza dei cittadini sulle diverse competenze di ogni Servizio, e pertanto il passaggio al Numero Unico Europeo 112 dovrà essere effettuato garantendo, oltre al mantenimento degli standards attualmente presenti, eventuali migliorie al sistema, per mantenere la rete dei soccorsi agli attuali livelli di efficienza”.

28 MARZO 2021

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Intervista al Prof. Gattinoni: 27 Mar. 2020

Si riporta qui di seguito la pagina di quotidiano con l'intervista al Prof. Luciano Gattinoni con evidenziati due paragrafi.

27 MARZO 2020

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COVID-19: 26 Mar. 2020

Alcune considerazioni sull’epidemia di Coro­navirus alla luce dei prin­ci­pi MIMMS


Gli avvenimenti accaduti, e in corso di svolgimento, a seguito dell'epidemia dovuta alla diffusione del COVID-19, spingono a condividere alcune osservazioni - basate sui principi di gestione di una emergenza sanitaria complessa, come delineati nel MIMMS - riguardo la risposta del Servizio Sanitario Regionale e Nazionale.
Unico obiet­tivo di queste conside­razioni è elencare alcune prime “Lessons learned”, che si spera pos­sano servire ad evita­re gli errori individuati, qua­lora simili evenienze si ri­pre­sen­tas­sero in fu­tu­ro.
La gestione di un'emer­genza complessa è sempre un com­pito da equili­bristi e le decisioni che si devono prendere spesso devono essere rimodulate al­la luce della continua rivalu­tazione del pro­gre­dire dell'emer­genza.
Tut­tavia, se gli errori in cor­so d'ope­ra van­no sempre neces­saria­mente mes­si in conto, è sempre at­teggiamento col­pevole non voler impa­rare dai propri er­rori o minimiz­zare la continua necessità ed esigenza di formare e addestrare colo­ro che potreb­bero es­sere chia­ma­ti a prendere tali de­cisioni.
Un audit vero e proprio, più esaustivo, è futuro, doveroso, compito di chi ha avuto responsa­bilità gestio­nali in ques­ta emer­genza comples­sa di interesse sa­nitario e ALSG-Italia confida esso verrà condotto con mente aperta nei mesi successivi, dopo la dichiarata conclusione dell’evento tuttora in corso.

Pianificazione
Nonostante il preavviso dato dall’insorgenza dell’epidemia in Cina, che ha anticipato di qualche settimana la comparsa del contagio in Italia, non sembra esserci stata a livello Regionale, Aziendale, né tantomeno Nazionale, una pianificazione concreta che con­sentis­se di prepararsi all’arrivo del virus (allestimento di scorte, preparazione del personale, comunicazione alla popolazione, identificazione di eventuali strutture per l’isolamento esclusivo degli infetti, necessità pianificata di posti letto aggiuntivi di Terapia Intensiva, ecc.)
Comando e Controllo
Inizialmente le iniziative sono state gestite dalle singole Regioni, pur se sulla base di documenti di direttiva nazionale, senza un concreto coordinamento operativo, salvo poi assistere ad una “marcia indietro” che ha riportato la catena di comando al livello nazionale, con sconcertanti episodi di comunicazione distorta o quanto meno “rivista” da parte di alcuni vertici regionali (misure troppo tardive o troppo restrittive, dichiarazioni in contrasto con le direttive nazionali - puntualmente smentite alcune ore dopo - iniziative autonome delle singole regioni, ecc.).
Sicurezza
Scarsi gli interventi iniziali a livello del personale sanitario (ma anche più avanti nel tempo, in particolare in alcuni siti “caldi”).
Piuttosto discutibile inoltre, la politica di limitarsi a creare dei reparti di isolamente all’interno dei singoli ospedali (anche qui, senza pianificazione e rincorrendo tardivamente l’esplosione dei contagi).
Nei primi giorni, in alcuni importanti “hub” regionali veniva comunicato al personale che “non era necessario, a parte in casi particolari sospetti o accertati” usare la mascherina (risparmio? paura di creare panico?), con il risultato di confinare poi a casa centinaia di operatori.
L'esigenza di controllare "tutti" i punti di accesso degli ospedali è stata valutata tardivamente se non spesso inizialmente nemmeno presa in considerazione.
Comunicazione
Vero anello debole della catena: non coordinata, talvolta utilizzata a fini di ritorno politico, lasciando la parola ed esperti del settore che in alcuni casi esponevano idee divergenti - tutto questo ha creato confusione non solo nella popolazione, ma anche all’interno del mondo della Sanità.
L’assalto degli utenti alle CO 112 o 118 nei primi giorni del contagio ha creato seri problemi di gestione del flusso di pazienti, causando ritardi nelle risposte per patologie tempo-dipendenti.
Valutazione
Lasciata al bilancio dei contagi quotidiani, in quanto, per mancanza di corretta pianificazione, era governata dalla speranza che il virus non si diffondesse esponenzialmente come invece (e prevedilmente, dalle analisi epidemiologiche) è avvenuto.
Triage
Se in realtà il sistema dell’emergenza ospedaliera aveva sviluppato sistemi di categorizzazione e percorsi separati per i casi sospetti, tali procedure non sono state sufficientemente incisive per i reparti interni all’ospedale, punto di partenza nella maggioranza dei casi di contagio intraospedaliero. In pochissimi casi si è provveduto fin da subito a creare dei veri percorsi distinti, comunque con uno scarso controllo del rispetto degli stessi da parte di operatori e utenti.
Trattamento
Da un punto di vista clinico, anche se il trattamento per adesso disponibile non si distanzia sostanzialmente dai protocolli previsti per arginare le complicanze di già note infezioni virali con complicanze polmonari, il contagio da COVID-19, e la sua proliferazione soprattutto nella terza età, ha determinato aggravamenti che hanno messo in crisi la rete degli ospedali e soprattutto delle Terapia Intensive, anche in relazione alla mancanza di un vaccino che arginasse in qualche modo l’insorgenza di polmoniti con insufficienza respiratoria.
Trasporto
L’iperafflusso di pazienti presso i Pronto Soccorsi degli ospedali situati in “aree rosse”, o zone limitrofe, ha portato ad una crisi nella disponibilità delle ambulanze, parte delle quali sono state destinate a trasporti secondari verso ospedali di seconda istanza, con conseguente riduzione dei mezzi disponibili per il soccorso, anche in relazione all’allungamento dei tempi di permanenza delle ambulanze presso gli ospedali, in attesa che venisse decisa la destinazione finale del paziente.
Questo ha determinato la necessità di incrementare in maniera significativa la disponibilità dei mezzi a disposizione, il che è stato possibile grazie anche al significativo supporto fornito dalle Associazioni in convenzione col sistema 118.

26 MARZO 2020

progetto

Cortina 2021: 4-7 Ott. 2019

Si è appena conclusa la prima se­rie di cor­si (MIMMS Basic + MIMMS Ad­vanced + HMIMMS Ad­vanced) previsti nel proget­to.
Fra i primi 20 candidati, medi­ci e infer­mie­ri del­la USL 1 Dolo­mi­ti, sono sta­ti sele­zionati i Poten­ziali Istrut­tori che af­fronte­ran­no il pros­simo no­vem­bre anche il corso GIC per poi entrare gra­dualmen­te a far par­te del corpo docen­ti nei succes­sivi corsi pre­visti.

Train the Trainers!

26 MARZO 2020